• Se hai un'idea basata sul web 2.0 e la nuova Internet, Telecom Italia ti offre
    con Working Capital l'opportunità di diventare protagonista dell'innovazione.
  • Telecom Italia mette a disposizione competenze e infrastrutture per accelerare la creazione di
    prodotti e servizi: i nostri manager diventano coach del tuo progetto.
  • Il contratto di ricerca prevede un intervento fino a 20mila euro
    e sostiene ricerche alla base dello sviluppo e creazione di prodotti.
  • Il contratto di incubazione prevede un intervento tra 30 e 120mila euro e sostiene ricerche
    (universitarie e non) il cui output può rappresentare la base per la creazione di una start up.
  • Il contratto di investimento prevede un investimento dai 150 ai 750mila euro. Per accedervi
    è necessario un business plan, un gruppo di lavoro e un prototipo dell'idea da realizzare.
  • Per proporre un progetto di Impresa o di Ricerca devi registrarti al sito, presentare le tue competenze e i risultati che hai raggiunto. Nell'area riservata potrai anche caricare business plan e video illustrativi.
Tendenze, ispirazioni e progetti. Raccontati dagli aspiranti imprenditori durante il tour. Tutorial, suggerimenti e risorse utili a chi coltiva un’idea che vuole far diventare un’impresa. Aggiornamenti sulle attività dal team di Working Capital e dai progetti sostenuti da Telecom Italia.

Startup Funding Rounds #6

12 marzo 2010 scritto da Alessio Jacona - Inserisci un commento »

Vi segnaliamo le ultime importanti operazioni di finanziamento effettuate sulla scena internazionale delle startup e del venture capital.

Posterous è una piattaforma gratuita per pubblicazione di contenuti creata nel 2008 Sachin Agarwal, Garry Tan e Brett Gibson. posterouslogoL’idea iniziale era dare agli utenti la possibilità di pubblicare le proprie foto nel modo più semplice possibile, ovvero inviandole via mail all’indirizzo post@posterous.com. Come però spesso accade con i servizi disponibili in rete, gli utenti hanno iniziato a usare Posterous in modo inatteso, sfruttandolo anche per pubblicare video e testi come fosse un blog. Secondo quando riferisce Techcrunch, Redpoint Ventures ha appena investito nel servizio 4,4 milioni di dollari.

adenyo-logoAdenyo è una startup specializzata nello sviluppo di soluzioni software per la gestione di campagne pubblicitarie su dispositivi mobili. Un mercato in piena esplosione, come testimoniano i quasi 30 milioni di dollari che l’azienda, precedentemente nota come Silverback Media, ha appena incassato in finanziamenti  divisi tra  “institutional” (17,2 milioni di dollari in un round guidato da Genuity Capital Markets) e “private” (9,7 milioni di dollari).

Il venture capital europeo 360 Capital Partners ha investito 2,2 milioni di dollari nel sito SmartDate.com, un piattaforma di social dating lanciata appena tre mesi smartdatefa e ancora in versione alpha. SmartDate funziona integrandosi con Facebook e consentendo all’utente di individuare i “single” maggiormente “compatibili” con il proprio profilo presenti nella lista degli amici.  Il servizio, creato da Fabrice Le Parc, sarà disponibile in versione free e premium.

perfect marketAiutare gli editori a monetizzare la “coda lunga” dei loro contenuti online è la missione di Perfect Market, startup il cui core business ruota sostanzialmente intorno a due attività:  “ristrutturare” le vecchie pagine web in modo da renderle maggiormente appetibili per i motori di ricerca e, contemporaneamente, associare ad esse pubblicità contestuale. Nel 2008 l’azienda aveva ottenuto finanziamenti per 16,6 milioni di dollari sborsati da Trinity Ventures, Rustic Canyon Partners e Idealab. Ora ad essi si aggiungono altri 6 milioni di dollari investititi da una cordata guidata dalla Tribune Company, multimedia corporation americana che di Perfect market è anche uno dei principali clienti.

Fonti: Techcrunch; Paidcontent.

L’economia dei talenti: massimizzare il capitale umano ‘di qualità’

12 marzo 2010 scritto da Diomira Cennamo - Inserisci un commento »

Dal Forum Economia e Società di Bocconi e Corriere della Sera una serata dedicata agli ‘espatriati’ della ricerca e dell’innovazione. Seguita per voi da Working Capital.

conversazioni_economia_espatriatiIl secondo incontro del Forum “Economia e Società aperta”, organizzato dall’Università Bocconi e dal Corriere della Sera ha trattato un tema molto caro a Working Capital. La serata di ieri presso la Sala Buzzati del Corriere a Milano era infatti intitolata a “Gli espatriati: a quali condizioni tornare? E poi, è così necessario farli tornare?”. La seconda domanda rivela un atteggiamento inedito, e forse provocatorio, al problema del brain drain.

Ripercorriamo brevemente i temi più caldi affrontati dagli ospiti.

Andrea Sironi, docente di Economia degli intermediari finanziari alla Bocconi

sostiene che entro certi limiti la mobilità dei cervelli è un bene mentre, quando essa supera una certa soglia, non è più fisiologica. “Esiste persino una visione che non considera il fenomeno negativamente e non induce a contrastarlo in quanto esso costituirebbe un beneficio per coloro che restano in patria, attraverso le commesse o i rimpatri che importano conoscenze all’avanguardia”.

Già, ma il problema sembra materializzarsi appunto quando un paese non è in grado di richiamare in patria le sue risorse. E tra i motivi di questa incapacità sembrano esserci alcuni parametri posizionati un po’ troppo in basso, come la qualità del sistema scolastico, di quello sanitario e di ambientale, ancor prima degli aspetti retributivi e fiscali.

Il processo di competizione internazionale che ogni Stato dovrebbe ingaggiare sullo scacchiere dell’innovazione comprende, oltre al discorso remunerativo ovviamente, la chiarezza nei percorsi di carriera, la presenza di meritocrazia, un ambiente di lavoro e ricerca positivo.

Una ricerca della League of European Research University sostiene ad esempio che i finanziamenti a breve termine per la ricerca sono inadeguati. Chi li persegue, di conseguenza, disincentiva i ricercatori a restare.

E l’Italia com’è messa dal punto di vista dell’attrattività dei cervelli? Due numeri su tutti: il 19% dei ricercatori italiani espatria, mentre arriva nel nostro paese solo lo 0,7% dei ricercatori provenienti dai paesi dell’Ocse.

Michela Marzano, primo ricercatore al Centre National de la Recherche Scientifique a Parigi e docente di Filosofia morale all’Université Paris Descartes

racconta la sua esperienza di ‘espatriata’ come uno strappo e una gioia al tempo stesso. La prima grande frattura si è delineata sempre più nettamente con l’ingresso in una lingua non sua. “E la lingua non è un mero strumento ma rappresenta il corpo stesso del lavoro”, afferma la filosofa, definita oltralpe italo-francese, che definisce l’espatrio come uno straniamento esistenziale in cui ci si sente stranieri ovunque: “è come essere ovunque e in nessun luogo”.

Marzano si occupa di etica attorno ai temi del corpo, un tema che aveva fatto ridere gli accademici italiani in cui si era imbattuta, convinti che “i filosofi lavorano con lo spirito e non col corpo”. Anche in Francia le cose non sono perfette, la trasparenza nelle selezioni non è massima e pure lì le possibilità di ingresso nella ricerca si vanno restringendo. Certo, la gioia di potersi dedicare al lavoro che si ama è impagabile e compensa in qualche modo il disagio identitario.

Alberto Sangiovanni Vincentelli, docente alla University of California Berkeley, fellow dell’Institute of Electrical and Electronic Engineers e membro della National Academy of Engineering degli Stati Uniti

si è laureato al Politecnico di Milano nel 1971 ed è partito per l’estero addirittura con un ventaglio di possibilità, ma la scelta è caduta su Berkley, all’avanguardia nel suo settore di specializzazione, la teoria delle reti. Da allora insegna all’Università della California e ha anche avviato due imprese di successo: “sono stato quasi costretto dalle aziende che volevano utilizzare le mie ricerche”, chiarisce.

L’esperienza di Vincentelli è quella di una felice trasversalità, in cui ci si trova bene ovunque e si considera il mondo pieno di opportunità. Merito forse del sogno americano e di un paese in cui gli è stato possibile fare ricerca senza un PhD (che all’epoca in Italia non esisteva), dal momento che ciò che si apprezza al di là dell’Oceano non sono i titoli né i cognomi ma le capacità professionali e personali a tutto tondo: le pubblicazioni, le abilità imprenditoriali, persino i curricula degli allievi.

Inoltre, il mashup di nazionalità è per Vincentelli un’esperienza estremamente arricchente per le persone e le nazioni che la sperimentano.

Ma qual è la calamita che attira i ricercatori in una nazione? Lo scienziato ne è convinto: l’eccellenza. “L’innovatore va là dove batte il cuore, dove c’è l’opportunità di fare, che è quello che rende felici”. La domanda allora dovrebbe essere come creare le opportunità per far tornare in patria le menti brillanti. Il problema sembra essere strutturale: occorre creare un sistema di concorrenza, al cui interno non c’è spazio né per i nepotismi né per i favoritismi, perché le istituzioni avrebbero come interesse primario quello di salvaguardare la propria reputazione e di conseguenza di perseguire l’eccellenza. La mancanza di concorrenza con l’esterno, l’autoreferenzialità, determinano invece baronie e situazioni faziose che non fanno bene alla collettività. Occorre invece “allineare gli interessi in modo virtuoso”.

In effetti, per Aldo Cazzullo, giornalista del Corriere e conduttore della serata, se in Italia l’ascensore sociale non funziona come si deve, sembra anche esistere un forte iato tra ricchezza e cultura. Ovvero: cultura che non si trasforma in ricchezza e imprenditorialità lontana dalla cultura.

Foto: A.Cazzullo, M.Marzano, A.Sangiovanni Vincentelli, A.Sironi

Le startup selezionate da Working Capital: lo staff e gli obiettivi di KoinUp

11 marzo 2010 scritto da Diomira Cennamo - 1 Commento »

Un team crossdisciplinare e crossmediale che lavora per valorizzare i mondi virtuali e portarli sul telefonino. La piattaforma di atterraggio sul nuovo medium si chiama Nokia Ovi store.

edoardo turelliKoinUp è una start-up dedicata all’esplorazione di nuovi format crossmediali tra mondi virtuali, social network e web mobile.

Pierluigi Casolari (34 anni, bresciano) è laureato in filosofia ed ha un’attenzione alle community online. L’amicizia con Edoardo Turelli (33 anni di Chiari, Brescia) lo porta a contatto con il mondo del software e con il Seo, l’ottimizzazione dei contenuti web per i motori di ricerca.

Nel 2006 Pierluigi si occupa di mondi virtuali come giornalista freelance e si appassiona all’ambiente. I due amici vivono insieme il mondo delle comunità virtuali come appassionati, poi decidono di impegnarsi in un vero progetto. Nella primavera del 2009 incontrano Alessandro Santo di dPixel che parla loro del progetto Working Capital.

Pierluigi ed Edoardo si mettono al lavoro e scrivono una business proposal. L’idea finisce finalista al TechGarage di Roma (luglio 2009) e si presenta allo Startup 2.0 di Bilbao (Spagna). Dopo qualche incontro con Giovanni Iodice, coordinatore di Working Capital, i due portano a casa un contratto di preincubazione, con il quale si presentano al Working Capital Camp di Milano (dicembre 2009).

“Il progetto KoinUp è in continua mutazione”, conferma Pierluigi, “e si sta mostrando perfettamente adatto a seguire le evoluzioni del mercato”. I consigli quasi quotidiani dello staff di Working Capital, uniti a veri e propri indirizzi di formazione, hanno portato a rafforzare e definire meglio la bozza iniziale.

Parallelamente la struttura societaria si sta via via ampliando. Alcune collaborazioni occasionali irrobustiscono la grafica e la gestione delle community, mentre per i nuovi settori vengono contattati dei responsabili specifici. L’area mobile è coperta da Simone Lombardo, programmatore specializzato su piattaforme Nokia ed iPhone, mentre la Tv è affidata a Luca Lisci, designer conosciuto nei mondi virtuali come Vive Voom, che vanta collaborazioni di prestigio come quella con Peter Greenaway per la parte virtuale dello spettacolo “The Blue Planet” (per il quale Luca ha disegnato nientemeno che la versione avatar di Dio).

Anche il modello di business è in continua evoluzione. “Inizialmente per la community non pensavamo al Freemium, mentre ora lo consideriamo molto attentamente”, ammette Pierluigi. “Per le nostre iniziative cerchiamo pubblicità tradizionale, ma questo non può essere l’unico sostentamento”.

L’asso nella manica di KoinUp è forse il machinima, tecnica di animazione che sfrutta l’intrinseca capacità dei mondi 3D di essere visibili, e quindi registrabili, da un qualsiasi punto di vista un numero infinito di volte. Nato con il videogioco Quake a metà degli anni ‘90, questo strumento si è evoluto in vari modi, approdando al motore 3D dei mondi virtuali, che diventano così l’ideale ambientazione per forme vecchie e nuove di spettacoli teatrali e televisivi.

“Puntiamo molto sul machinima”, riprende Pierluigi, “che riteniamo un ambiente di livello professionale non solo per la sperimentazione ma soprattutto per corti e format televisivi”. Ecco emergere il sano pragmatismo che rafforza le basi di questa start-up: la televisione è un business più robusto di altri e quindi è un obiettivo. “Ecco perché abbiamo fondato KoinUp Tv, uno spin-off che già ha online il primo progetto, il pilot Reality breakdown pensato da Luca Lisci.

In una fase dell’evoluzione della tecnologia in senso sempre più sociale non si può trascurare il collegamento con il web. YouTube, Flickr, blog, forum sono  i tanti aspetti curati dai ragazzi di KoinUp.

E proprio il web è trampolino di lancio per i dispositivi mobile. “Noi crediamo molto nel mobile, un segmento in enorme crescita ma i cui spazi sociali sono malamente interconnessi ed ignorano i virtual world”, si illumina Pierluigi, che di KoinUp è il Ceo. “Il progetto è in fase di realizzazione piuttosto avanzata: l’applicazione uscirà in anteprima questa primavera per Ovi Store, il negozio di applicazioni web-mobile targato Nokia”.

Nella foto Edoardo Turelli di KoinUp

I progetti di ricerca di Working Capital: Fabio Turri

11 marzo 2010 scritto da Alessio Jacona - 1 Commento »

Il giovane studente di Ingeneria dell’Automazione (Polimi) racconta in un’intervista caratteristiche e potenzialità del sistema di riconoscimento delle “acoustic fingerprint” che sta sviluppando con il sostegno di Telecom Italia.

fabio_turriFabio Turri ha 22 anni ed è al terzo anno di Ingegneria dell’Automazione presso il Politecnico di Milano. Un corso di studi che – come rivela egli stesso – gli ha consentito di mettere a frutto contemporaneamente le sue due grandi passioni: l’informatica, cui si dedica fin dalla prima Liceo quando iniziò a sperimentare sul Pc armato di manuali di Visual Basic, e la meccanica, che ama al punto da dedicare parte del suo tempo libero alla costruzione, insieme con i suoi amici, di mini-automobili “fatte in casa”.

Oggi Turri, originario di Carugo in provincia di Como, è tra i primi giovani talenti ad aver vinto una delle borse di studio messe in palio da Telecom Italia attraverso Working Capital. L’accordo che lo riguarda è operativo da fine gennaio e lo impegna fino a ottobre inoltrato, conferendogli un finanziamento per la ricerca pari a ventimila euro.

Prima di entrare nel dettaglio del progetto vero e proprio, gli chiediamo come è approdato a Working Capital: “Ho trovato su un giornale la pubblicità dell’iniziativa – spiega – e poiché avevo già un mio progetto da proporre, sono andato sul sito e ho semplicemente compilato il form con tutte le informazioni che mi venivano richieste. Passato qualche tempo, l’organizzazione mi ha ricontattato avviando un confronto che, alla fine, mi ha portato alla borsa di studio”.

Ma in che cosa consiste l’idea presentata da Turri? “Inizialmente avevo presentato un progetto chiamato E-Music, che consisteva in un software capace di ‘ascoltare’ e riconoscere i brani musicali fornendo all’utente informazioni su autore, data di pubblicazione, ecc.”. Un software che ricorda da vicino il funzionamento dell’applicazione per smatphone Shazam, ma che in più è in grado di funzionate su qualsiasi telefono capace di far girare applicazioni java e al quale – sottolinea Turri – avevo già iniziato a lavorare sei anni fa”, cioè ben prima che Shazam facesse la sua comparsa.

Ad ogni modo, il progetto presentato da Turri segue un percorso particolare: viene approvato nella tecnologia, ma rispetto alle possibili applicazioni subisce “un’evoluzione verso la creazione di un sistema di riconoscimento dei suoni ad esempio all’interno di una conversazione telefonica”. L’algoritmo è lo stesso, ma le sue potenzialità saranno sfruttate in modo diverso.

Le possibili applicazioni pratiche sono molte e, a livello di ricerca scientifica, la creazione di software capaci di riconoscere le “acoustic fingerprint” impegna migliaia di ingegneri sparsi in tutto il mondo. Nel caso specifico di Turri, l’obiettivo è sfruttare il software per migliorare la qualità delle comunicazioni: “Se l’algoritmo riconosce i suoni di sottofondo e riesce a distinguerli dal parlato vero e proprio in una conversazione molto disturbata – spiega – allora consente anche di eliminarli artificialmente in seconda battuta; in alternativa, il software può usare quegli stessi rumori d’ambiente per riconoscere la location in cui si trova il parlante e, in ragione di essa, modificare i parametri del suono ottimizzandone la qualità”.

Gli accordi di sviluppo del progetto prevedono tre fasi: “Durante la prima, che si è chiusa a fine febbraio – racconta Fabio Turri – ho dovuto creare un software che realizzasse artificialmente dei campioni di parlato e di suoni d’ambiente, in modo da avere dei preparati artificiali corredati di un file a soluzione. Ora sto programmando un software di training che utilizzerà quegli stessi brani sonori per consentire all’algoritmo di riconoscimento di ‘farsi le ossa’ e imparare. L’ultima fase consisterà in un periodo di test con suoni veri, che culminerà nella consegna del software vero e proprio, prevista per fine ottobre”.

In pratica, conclude Turri, il suo software è come un bambino al quale si vuole insegnare a cosa corrispondono determinati suoni: “Bisogna farglieli ascoltare e poi dirgli cosa sono esattamente, in modo che possa memorizzare l’informazione e riutilizzarla in futuro”.

Un bambino che il futuro ingegnere ora ha la possibilità di crescere e allevare grazie non solo al suo talento, ma anche al sostegno del progetto Working Capital.

Agenda dell’innovazione: i prossimi eventi segnalati da Working Capital

10 marzo 2010 scritto da Diomira Cennamo - 1 Commento »

Questi gli eventi italiani della prossima settimana che abbiamo pensato di segnalare a voi protagonisti e fanatici dell’innovazione. Se ci andate raccontateci!

Sgi Catania

Catania città innovativa

Quando: 19 marzo ore 9,30

Dove: Palazzo Platamone, Catania (mappa)

Perché: Occasione imperdibile per tutti coloro che desiderano contribuire all’evoluzione tecnologica della provincia siciliana con progetti e proposte originali.

Note: L’incontro fa parte del ciclo di seminari “Stati generali dell’innovazione”, in programma ogni quindici giorni a Catania.

Programma

Wikimediaitalia-logo

Assemblea nazionale dell’associazione Wikimedia Italia

Quando: 20 marzo dalla mattina

Dove: Biblioteca San Giorgio, via Sandro Pertini, Pistoia (mappa)

Perché: Un’occasione per venire a contatto con le attività dell’associazione Wikimedia

Programma

hub

Hub Roma Day

Quando: 21 marzo ore 11

Dove: via Batteria di Porta Furba 29, Roma (mappa)

Perché: Conoscere “The Hub” il network glocale di spazi riservati a chi vuole cambiare il mondo

Informazioni

Se volete segnalarci qualche evento o iniziativa potete farlo alla nostra email info.workingcapital@telecomitalia.it o sulla nostra fanpage di facebook.